Comunicato Stampa MicroMacro gFest

Associazione Ritmi e Danze dal Mondo

 

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

Treviso 5 Luglio 2018

 

E’ tutto pronto per la due giorni del MicroMacroGFest, il 7 e 8 luglio in Villa Wassermann a Giavera del Montello, con ospiti ed eventi culturali e artistici da tutto il mondo. Tra i nomi di rilievo segnaliamo l’ex Direttore de l’Economist Bill Emmot, l’antropologo e giornalista Duccio Canestrini, il genetista Guido Barbujani, il giornalista e scrittore Stefano Liberti, la giornalista di “Internazionale” Annalisa Camilli, la scrittrice premio internazionale Writing for Central and eastern Europe Azra Nuhefendic, il fotoreporter Emanuele Confortin e naturalmente musica e spettacoli da tutto il mondo.

Ultima, in ordine di conferme, la presenza di Paolo Bergamaschi, consigliere anziano della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, che domenica mattina aiuterà il popolo del GFest ad approfondire il ruolo dell’Europa in merito al fenomeno migratorio e dell’accoglienza.

Il titolo dell’intero festival, che verrà particolarmente approfondito in questo fine settimana a Giavera, è Occhi aperti sul mondo: un salto in altro.

 

Don Bruno Baratto, presidente del Festival, lo commenta così: “C’è un mondo intero che da sempre fa muovere anche le nostre scelte, i nostri pensieri e le nostre emozioni. Aprire gli occhi sul mondo ci apre alla possibilità di entrare in relazione con altre scelte e altri sogni, per capire dove stiamo andando, ma anche quali altre vie siano possibili per costruire un mondo più umano”.

“Tuttavia – prosegue don Bruno – aprire gli occhi sul mondo ci chiama ad un salto in altro, uno scatto di fiducia e di passione per generare soluzioni inedite, frutto di incontri e di scambi. Chiede un cambio di ritmo, di orizzonte, un salto in un agire altro, oltre conformismi globali che semplificano la realtà e riducono le diversità, privando di significato giustizia, solidarietà, libertà. Un salto in altro che aiuti a superare vicoli ciechi sbarrati da paura, ignoranza e sfiducia, e che ci apra a collaborare in progetti che costruiscano futuro condiviso. Con il coraggio di attraversare il tratto di vuoto e vertigine che ogni scelta importante richiede”.

 

L’antropologo Duccio Canestrini ci racconterà come l’antropologia culturale possa aiutare a capire il significato di alcuni cambiamenti che sono in atto. Valori come la diversità, a tutti i livelli, la pace, la cooperazione, l’empatia con altre specie animali, l’allegria (se non la felicità), fanno parte di un progetto di evoluzione culturale e spirituale per il quale sarebbe folle non tifare. C’è un gran bisogno di antropologia semplice, di base. “Immaginare di camminare con le scarpe degli altri – prosegue Canestrini – è sempre un buon esercizio di immedesimazione. La nostra stessa identità dipende dal confronto con molte diversità (di specie, di genere, di esperienza, di luoghi, eccetera). L’apertura e la chiusura sono due modi opposti di stare al mondo, io ho scelto l’apertura, che poi è una forma di curiosità: non è mai troppo tardi per cambiare casa, lavoro, idee, per imparare dagli altri.”

 

Ospite dei dibattiti di Giavera anche il genetista Guido Barbujani che ci racconta: “Quando parliamo di razze parliamo di biologia, cioè delle differenze fra i membri di una specie, compresa la specie umana; quando parliamo di razzismo parliamo di una impostazione secondo cui a origini o passaporti diversi corrispondono diversi diritti. Di fatto, però, il discorso sulle razze biologiche — che in certi animali e piante esistono ma nell’uomo e in altri animali no — è stato spesso usato come giustificazione per politiche discriminatorie. E quindi la genetica può contribuire ad abbattere qualche credenza infondate a cancellare qualche pregiudizio”.

Barbujani lancia un messaggio ai partecipanti al GFest:la razza è la lente deformante attraverso cui generazioni di naturalisti, antropologi e genetisti hanno guardato per secoli le differenze umane, finché si è dimostrato che con quella lente lì non ci si capisce niente; e la nostra storia ci insegna chela gente migra, non da ieri, ma da milioni di anni, e quindi non dobbiamo sorprenderci se le spaventose disuguaglianze fra nord e sud del mondo oggi hanno accentuato questo fenomeno.”

 

Una riflessione più generale riguarda il contesto nel quale si situa il Festival. Gli organizzatori fin dall’inizio hanno creduto alla creazione di un’occasione di incontro e di scambio fra persone provenienti da diversi percorsi culturali. “Nelle trasformazioni che in oltre vent’anni hanno segnato sia le migrazioni sia il nostro territorioaffermanocontinuiamo a pensare che questa scelta sia ancor oggi quella più adatta per stare con consapevolezza e libertà dentro un mondo sempre più interdipendente, nel quale c’è davvero bisogno delle ricchezze di ogni diversità per non restare ai margini di trasformazioni più grandi di noi. A partire dai problemi della nostra demografia, e dell’invecchiamento di prospettive e modi di pensare, per superare con intelligenza e creatività le paure che rischiano di renderci incapaci di affrontare le sfide del domani, un domani che è già qui”.

 

Negli spazi espositivi allestiti dal Collettivo Fotosocial, saranno esposti alcuni dipinti dell’artista iracheno Matti al Kanun, e il reportage di Emanuele Confortin, giornalista di Castelfranco Veneto che ha documentato la fine della Battaglia di Mosul, e il ritorno alla normalità di centinaia di migliaia di sfollati interni.

L’esposizione è centra sulla figura di Al Kanun, pittore cristiano siriaco le cui opere sono state

squarciate dai pugnali dei jihadisti dell’Isis. È lui la figura cardine di Back to Life in Iraq, realizzato da Confortin da marzo 2017 a gennaio 2018 tra Erbil, Bartella, Mosul e Duhok, nel nord dell’Iraq.

Back to Life in Iraq è stato realizzato in collaborazione del Center for the Humanities and Social Change dell’Università Ca’Foscari, un centro di ricerca interdisciplinare che valorizza il ruolo della cultura umanistica nell’affrontare i grandi temi della globalizzazione e del pluralismo culturale. La mostra si pregia inoltre dei patrocini concessi dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), da Amnesty International e da Focsiv.

 

Domenica alle 18 sarà il momento del flashmob “Al Altra Voce” con cori e cantori provenienti da tutto il Veneto si ritroveranno per un momento, breve ma intenso, di condivisione musicale, per ricordare il senso e il valore della comunità umana a cui tutti apparteniamo.

Il Flashmob sarà il risultato di alcuni stage di canto, realizzati dal “Duo D’Altrocanto” composto da Elida Bellon e Giulia Prete. Dal loro incontro nasce un duo vocale attivo da oltre dieci anni con un progetto di studio e riproposta del canto di tradizione popolare italiano, europeo e del mondo. Per il flashomb è bene prenotare la partecipazione inviando una mail a

ilduo.daltrocanto@gmail.com

 

MicroMacroGFest è inserito nel più ampio progetto di GiaveraFestival, 23^ edizione della manifestazione interculturale e insieme “numero zero” di una nuova formula, è frutto di una trasformazione che ha reso itinerante e dilatata nel tempo l’esperienza ultraventennale di Ritmi e Danze dal Mondo.

Gli eventi che hanno preceduto il MicroMacroGFest sono stati il lancio del Festival con lo spettacolo di Natalino Balasso a Montebelluna, a trasferta alla Milano multietnica per esplorare le dinamiche di trasformazione che i migranti hanno portato in una grande città; una giornata a Santi Angeli sul Montello, per tornare a riflettere e a “giocare” sui temi dell’educazione interculturale alla diversità, con gli insegnanti, gli alunni e i genitori della Scuola primaria e dell’infanzia “Don Marco dal Molin”; l’appuntamento a Sant’Orso di Schio con Intrecci Meticci, in collaborazione con le associazioni Il mondo nella città, atelier Nuele, Unicomondoe Mar Lawot e per finire, a Pordenone, per valorizzare l’esperienza di Mondo Tuareg, associazione che collabora con il Festival da tanti anni, e vivere con loro un momento originale di incontro con il territorio e alcune associazioni friulane nell’evento Terre Friulane, Genti Tuareg.