Gli artisti e gli ospiti che incontrerete

Mostre fotografiche

Migranti ambientali: l’ultima illusione - Alessandro Grassani

Bangladesh, Dacope district. Due to the cyclone Aila which hit Bangladesh in May 2009, thousands of people are still without homes and work in the Dacope district. The whole area, which was once farmland, has now completely dried up due to the infiltration of sea water brought about by the cyclone.

Asia, Mongolia. In the photo, 29-year-old Erdene Tuya hauls a sheep lost for the dzud to a small burial ground close to their yurt (gher). In Mongolia’s Arkhangai province, the Tsamba family lives on the edge, struggling through harsh winters alongside their herd of sheep. Severe winter conditions, known as Dzud, have been responsible for the deaths of half the family’s once 2,000-strong herd over the past three winters. Recently, in search of warmer pastures, the Tsambas moved from Bulgan province in the north to this region near a central Mongolian village called Ulziit. Only in 2010, during one of the harsher Dzuds, more than 8 million sheep, cows, horses and camels died in Mongolia so around 20.000 herdsmen had no choice but to migrate towards Ulan Bator.


Haiti, Port-au-Prince, Cité Soleil. 2015. The densely populated and violent Cité Soleil controlled by gangs is considered to be the most dangerous place of the western world. Absence of economic activity puts its residents below the already low poverty level of Haiti. Cité Soleil has a population of around 400,000 inabitants. Climate change and deforestation dramatically reduced the farmland in the Haitian countryside and led to emigrate into urban areas the environmental migrants with the consequently development of slums area such as Citè Soleil which is considered to be the poorest and most densely populated area in Haiti.

“Migranti ambientali: l’ultima illusione” 

Profughi, rifugiati o migranti ambientali. Non hanno un vero nome e per il diritto internazionale nemmeno uno status. Sembrano invisibili, eppure nel 2050 saranno tra i 200milioni e 1miliardo. Inseguendo la speranza di un futuro migliore nelle città, si trovano spesso davanti alla loro “ultima illusione”.

Le immagini in mostra ci raccontano il loro destino in Bangladesh, Mongolia, Haiti e Kenya.

Il progetto:

Il 2008 ha segnato il punto di non ritorno: per la prima volta nella storia dell’uomo c’è più gente che vive nelle città che nelle campagne. Le metropoli crescono sempre più per l’arrivo dei migranti ambientali, costretti a fuggire dalle zone colpite dai cambiamenti climatici e destinati a diventare – nel giro di pochi decenni – la nuova emergenza umanitaria del pianeta.

Le stime indicano che, nel 2050, la Terra dovrà affrontare il trauma rappresentato da 200milioni fino a 1miliardo di migranti ambientali; tutte persone che, per la maggior parte (perlomeno fino ad oggi), non approderanno nelle nazioni ricche, ma cercheranno nuove forme di sostentamento nelle aree urbane dei loro Paesi d’origine, i cosiddetti slums, già sovraffollati e spesso poverissimi. Disastrose sono e saranno le conseguenze dal punto di vista sociale, economico e ambientale per il nostro pianeta.

Oggi, il 90% di questa migrazione ambientale avviene proprio nei Paesi meno sviluppati, che sono i più colpiti dai cambiamenti climatici e dal fenomeno della migrazione ambientale rurale-urbana.

Il titolo del progetto “l’ultima illusione” si riferisce alla speranza dei migranti ambientali di trovare una vita migliore nelle città; tuttavia, una volta arrivati nelle baraccopoli – a causa della mancanza di risorse e di opportunità – il loro sogno di un futuro migliore si trasforma nella loro ultima illusione.

Le immagini in mostra sono state realizzate in quattro Paesi diversi e nelle loro rispettive capitali: Ulan Bator-Mongolia, Dhaka-Bangladesh, Haiti-Port au Prince e Nairobi-Kenya.

La scelta di questi luoghi è stata dettata dalla volontà di rappresentare le diverse tipologie di cambiamenti climatici che, a livello globale, influenzano il fenomeno delle migrazioni ambientali: dall’estremo freddo della Mongolia, al processo di desertificazione in Kenya, passando per inondazioni, cicloni e innalzamento del livello del mare in Bangladesh e ad Haiti.

Alessandro Grassani (1977) ha raccontato grandi eventi internazionali come i funerali di Yasser Arafat, lo sgombero dei Coloni israeliani dalla Striscia di Gaza, il terremoto che distrusse la città di Bam in Iran, l’operazione militare israeliana “Summer Rain”.  Con il tempo la sua attenzione si è spostata verso una fotografia di approfondimento e di indagine su importanti tematiche sociali che l’hanno portato a viaggiare in oltre 40 Paesi; collabora, tra gli altri, con The New York Times, Sunday Times, TIME, CNN e organizzazioni come le Nazioni Unite, Doctors of the World, International Organization for Migration e UNOPS. I suoi lavori sono stati esposti in festival e musei a livello internazionale come al Palazzo delle Nazione Unite, Museo de la Porte Dorèe a Parigi, International center for Climate Governance, Royal Geographic Society di Londra, Visa Pour l’Image a Perpignan. E’ stato premiato, tra gli altri, al Sony World Photography Awards, Days Japan International Awards, Luis Valtuena Humanitarian Photography Award, Premio Marco Luchetta e Premio Amilcare Ponchielli.

Negli ultimi anni il suo lavoro si è concentrato principalmente su progetti documentari a lungo termine in cui esplora gli effetti del cambiamento climatico e le loro conseguenze sulla società globale.

Tam Tam Basket - Carmen Sigillo

Il Progetto

Castel Volturno, città sulla costa Domiziana poco a Nord di Napoli, è un’area ricca di bellezze naturali, ma è nota soprattutto per le sue ferite: il massacro di sei africani da parte della mafia casalese, nel 2008, ed un vasto complesso di palazzine e ville per vacanze illegalmente costruite, che ora sono parzialmente abbandonate.

La grossa disponibilità immobiliare e lo scarso controllo istituzionale del territorio sono da molti anni i principali attrattori per gente indigente che cerca un posto dove vivere. A Castel Volturno il 50% della popolazione è rappresentata da immigrati per lo più irregolari.

La Tam Tam Basket

Qui, un ex campione di pallacanestro, Massimo Antonelli, decise, nel 2016, di avviare una leva gratuita di basket dedicata ai figli degli stranieri, la Tam Tam Basket. Ben presto si trovò involontariamente al centro di un feroce dibattito politico su cosa significhi essere italiani. Ai giocatori adolescenti della squadra Tam Tam, infatti, fu negato il diritto di competere contro altre squadre nel campionato regionale perché i loro genitori sono immigrati e, in quanto tali, considerati stranieri agli occhi della legge, seppure nati in Italia.

In Italia, infatti, non vige lo ius soli per cui questi ragazzi acquistano la cittadinanza, dopo lunghe trafile, al raggiungimento del 18° anno di età. Tuttavia, la tenacia di coach Antonelli e dei suoi giovani atleti è stata premiata con l’introduzione da parte del governo italiano, nel dicembre del 2017, della cosiddetta norma “Salva Tam Tam”. La norma ha una portata rivoluzionaria perché sancisce lo ius soli sportivo, consentendo a tutti i figli di stranieri che vivono in Italia di praticare sport senza limitazioni (circa 800.000 ragazzi). Castel Volturno ha vinto un’importante battaglia che ha coinvolto in modo positivo l’intera nazione.

Il libro fotografico Born IN Italy nasce dalla volontà di raccontare la vita, la quotidianità, il gioco, l’inesauribile passione dei ragazzi della Tam Tam basket, protagonisti inconsapevoli di una battaglia di civiltà.

L’autrice

Carmen Sigillo nasce a Napoli nel 1978. Si laurea in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli ed intraprende la professione di avvocato. Negli anni sviluppa tuttavia un amore viscerale per la fotografia. Frequenta il Centro di Fotografia Indipendente e partecipa a workshops con i fotografi più vicini al suo modo di sentire: Francesco Cito, Mario Spada, Boogie. Ama la strada, le sfide e la macchina fotografica come mezzo per esprimersi e relazionarsi in piena libertà.

“La macchina fotografica mi consente di entrare in empatia con le persone in un modo assolutamente semplice, diretto, senza filtri. Mi permette di imparare dalle loro vite, dalle loro abitudini, di frugare con discrezione, di crescere. Con la fotografia mi arricchisco continuamente: di umanità”.

Ospiti

Fabio Ciconte

Fabio Ciconte: é direttore dell’associazione ambientalista Terra! Onlus e portavoce della campagna FilieraSporca contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura.

Sabato alle 16.15 

Asmae Dachan

Asmae Dachan – giornalista italo-siriana, collabora con numerose testate nazionali, occupandosi di esteri, immigrazione, dialogo interculturale. Ha pubblicato romanzi e libri di poesie e continua a scrivere per passione. È autrice del blog “Diario di Siria”. Per la sua attività ha ricevuto diversi premi, tra cui, il riconoscimento di Cavaliere della Repubblica.

Sabato alle 16.30 

Basir Ahang

Basir Ahang – é nato in Afghanistan a Kabul ma dal 2008 vive e lavora in Italia. Giornalista di professione si occupa prevalentemente di Afghanistan e diritti umani con un’attenzione particolare alla situazione dei rifugiati e delle donne. Ha collaborato con diversi giornali e agenzie internazionali. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su BBC persian, Al Jazeera e Deutsche Welle. Basir Ahang si occupa anche di poesia e di cinema. Molte delle sue poesie sono state tradotte in italiano e in inglese.

Sabato alle 16.30 

Enrico Pugliese

Enrico Pugliese: professore emerito di Sociologia del lavoro nella Sapienza – Università di Roma ed è stato Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR (Centro Nazionale di Ricerca).

Sabato alle 17.45 

Paolo Bergamaschi

Paolo Bergamaschi vive facendo la spola fra Viadana (MN), dove è nato e risiede, e Bruxelles e Strasburgo, dove svolge il lavoro di Consigliere Politico presso la Commissione Esteri del Parlamento Europeo. Da tempo impegnato nel movimento eco-pacifista, collabora con riviste d’area e quotidiani occupandosi, in particolare, di risoluzione e prevenzione dei conflitti. E’ uno dei principali promotori del progetto di un Corpo Civile di ace Europeo. Di formazione è medico veterinario, professione esercitata fino a pochi mesi or sono. E’ anche musicista e cantautore con tre CD all’attivo: Profondo Nord, Uomini Senza Terra e In Europa.

Sabato alle 18.00

Sergio Andreis

Sergio Andreis: Direttore del Kyoto Club ed esperto di cambiamenti climatici.

Sabato alle 18.00

Alessandro Grassani

Alessandro Grassani (1977) ha raccontato grandi eventi internazionali come i funerali di Yasser Arafat, lo sgombero dei Coloni israeliani dalla Striscia di Gaza, il terremoto che distrusse la città di Bam in Iran, l’operazione militare israeliana “Summer Rain”.  Con il tempo la sua attenzione si è spostata verso una fotografia di approfondimento e di indagine su importanti tematiche sociali che l’hanno portato a viaggiare in oltre 40 Paesi; collabora, tra gli altri, con The New York Times, Sunday Times, TIME, CNN e organizzazioni come le Nazioni Unite, Doctors of the World, International Organization for Migration e UNOPS. I suoi lavori sono stati esposti in festival e musei a livello internazionale come al Palazzo delle Nazione Unite, Museo de la Porte Dorèe a Parigi, International center for Climate Governance, Royal Geographic Society di Londra, Visa Pour l’Image a Perpignan. E’ stato premiato, tra gli altri, al Sony World Photography Awards, Days Japan International Awards, Luis Valtuena Humanitarian Photography Award, Premio Marco Luchetta e Premio Amilcare Ponchielli.

Negli ultimi anni il suo lavoro si è concentrato principalmente su progetti documentari a lungo termine in cui esplora gli effetti del cambiamento climatico e le loro conseguenze sulla società globale.

Domenica alle 10.00

Agitu Idea Gudeta

Agitu Idea Gudeta, già ospite all’interno dell’evento “La transumanza di Khaled” ritorna ora al MicroMacro gFest.

Trentenne, etiope trapiantata in Trentino da diversi anni per portare avanti la sua passione e la sua sfida: vivere in armonia con la natura e recuperare dall’estinzione la bellissima capra Mochena. Con gioia e tanta determinatezza Agitu ha recuperato un terreno di 11 ettari in abbandono e lo ha valorizzato come pascolo incontaminato per il suo gregge di capre.

Domenica alle 10.00

Federico Braguinsky

Federico Braguinsky (sarà presente la domenica mattina, assieme ad alessandro grassani): clown, giocoliere, comico, organizzatore, produttore, nato a Buenos Aires, Argentina.

Ha lavorato, in 20 anni di professione, in molte città e paesi del mondo (Spagna, Croazia, Francia, Germania, Italia, Slovenia, Mexico, Brasile, Argentina, Grecia, Olanda, Macedonia, Monte negro, ecc.). Ha partecipato all’organizzazione di convention di circo e giocoleria sia in Sud America che in Europa. 

Domenica alle 10.00

Carmen Sigillo

 

Carmen Sigillo nasce a Napoli nel 1978. Si laurea in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli ed intraprende la professione di avvocato. Negli anni sviluppa tuttavia un amore viscerale per la fotografia. Frequenta il Centro di Fotografia Indipendente e partecipa a workshops con i fotografi più vicini al suo modo di sentire: Francesco Cito, Mario Spada, Boogie. Ama la strada, le sfide e la macchina fotografica come mezzo per esprimersi e relazionarsi in piena libertà.

“La macchina fotografica mi consente di entrare in empatia con le persone in un modo assolutamente semplice, diretto, senza filtri. Mi permette di imparare dalle loro vite, dalle loro abitudini, di frugare con discrezione, di crescere. Con la fotografia mi arricchisco continuamente: di umanità”

Domenica alle 16.15

Vincenzo Ammaliato

LA NOTTE DI SAN GENNARO

Diario di una strage dimenticata

Edizioni Cento Autori

18 settembre 2008, ore 19:55. È un giovedì sera di fine estate. Il popolo dei tifosi azzurri attende con trepidazione il fischio d’inizio di Napoli-Benfica la partita d’andata del primo turno di Coppa Uefa. A Napoli, in via Duomo, tutto è pronto per celebrare, da lì a poche ore, il miracolo di santo patrono. A Castel Volturno, nella frazione di Baia Verde, un uomo di 53 anni, Antonio Ciliento, è in attesa di clienti nella sala giochi che gestisce. A entrare sono in quattro. Quattro sicari che gli esplodono contro 60 colpi da tre diverse armi da guerra. Settanta minuti dopo gli stessi uomini piombano all’interno di una sartoria etnica gestita da africani di Lago Patria: l’Ob Ob Exotic Fashion. A terra restano sei corpi inermi e 128 bossoli. La sera della strage di San Gennaro è il fil rouge di un racconto-diario fatto da un giornalista che ha scelto di confrontarsi con una realtà dove il disagio non è un concetto astratto, ma reale. Come i sette morti di una mattanza dimenticata, dai “bianchi” e, paradossalmente, dagli stessi “neri”.

Vincenzo Ammaliato, napoletano, cresciuto al Villaggio Coppola, cittadella abusiva nata tra il mare e la pineta della Domiziana, dove vive tuttora. Impiegato per professione e cronista per caso. Dal 2003 collabora con Il Mattino come corrispondente dal litorale domitio. È coautore dei ducufilm “La Domitiana” (trasmesso da Rai3 nel 2009) e “Ritratti Abusivi”, in concorso alla Festa del Cinema di Roma del 2013 e trasmesso da Rai1. Nel 2012 ha ideato il Festival dell’Illegalità (ripetuto nel 2014, entrambi organizzati nel quartiere degli abusivi al Parco Saraceno); nel 2015 il video delle finte prostitute, con la partecipazione delle consigliere comunali di Castel Volturno. Sempre nel 2015, edito da Caracò Editori, ha presentato al Festival del libro di Torino il suo primo racconto: “Piccolo Libro dal lungo titolo su come una banda di balordi sia riuscita a diventare padrone assoluta di una città e di tutti i suoi cittadini. Pressappoco”.

Domenica alle 16.15 

SiMohamed-Kaabour

Simohamed Kaabour: Attivista, docente e fondatore della prima organizzazione di giovani con background migratorio in Liguria, denominata Nuovi Profili. Membro fondatore, oltre che Presidente del CoNNGI – Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane. “Mi occupo di didattica educativa, comunicazione interculturale e programmazione delle politiche sociali.”
Domenica alle 17.30 

Caterina Bove

Caterina Bove: avvocato dell’Asgi (Associazione Studi giuridici sull’Immigrazione) e curatrice per l’Italia del Rapporto Europeo sull’asilo (AIDA).

Domenica alle 18.00