La mostra fotografica di Oscar Castillo, presente al MicroMacrogFest, organizzata con la collaborazione del Festival della Fotografia Etica di Lodi e del Collettivofotosocial

 

 

 

 

 

 

 

 

Più di 20.000 omicidi nel 2015; circa 4500 detenuti uccisi nelle carceri negli ultimi 10 anni; aumento delle attività paramilitari e 75 persone linciate quest’anno; più di 130 persone uccise nelle recenti proteste; più del 90% dei criminali assolti. File di 4 ore per acquistare 2 chili di farina. Scarsità di beni di prima necessità e medicinali, mentre cibo e petrolio vengono contrabbandati verso la Colombia e il Brasile. Acqua corrente per sole 6 ore al giorno; blackout per oltre 10 ore. Tonnellate di cocaina intercettate su voli internazionali. Importazioni per un valore di 25 miliardi di dollari andate in fumo e alti funzionari accusati di narcotraffico. 6 milioni di armi illegali in mano ai civili, 250 tonnellate di oro illegalmente estratte e vendute ogni anno, dollari sul mercato nero a 900 volte il loro prezzo ufficiale. La benzina più economica e l’inflazione più elevata al mondo. Sembra che questo non sia il paese prospero che abbiamo sognato.

Il Venezuela vive oggi uno dei suoi periodi peggiori nella storia recente. Una situazione che, per un paese con così tante risorse, sembra estrema e persino surreale.

Anni di politiche pubbliche inadeguate e corruzione sistematica hanno condotto il paese al culmine della rovina. La bancarotta è stata inevitabile e la popolazione sembra non aver fatto nulla per evitarla.

 

 

 

Il progetto di Hugo Chavez ha risvegliato la coscienza di un paese immerso nell’inerzia e ha dato speranza alle popolazioni escluse contribuendo alla nascita di movimenti popolari sorti dal basso. Tuttavia, a causa delle difficoltà di accesso all’istruzione, l’idea di cambiamento si è trasformata, nel corso del tempo, in indottrinamento e il supporto popolare è diventato un cieco fanatismo. L’improvvisa morte di Chavez ha lasciato il progetto privo di una guida ed una società frammentata e profondamente polarizzata.

 

L’incapacità di Nicolas Maduro di affrontare nuovamente questioni critiche, come la designazione arbitraria di ufficiali militari in tutti i settori strategici, la mancanza di poteri pubblici indipendenti e di vigilanza, ha facilitato l’infiltrazione di reti criminali nelle strutture statali, libere di operare con totale impunità. Sarebbe comunque irresponsabile scaricare tutte le colpe sul governo. Anche le ali estreme dell’opposizione hanno contribuito all’attuale disastro mediante il sabotaggio e la cospirazione, alleandosi e finanziando le frange estreme, nonché promuovendo una visione della società che spesso non riconosce i bisogni delle classi più povere ed aumenta il divario sociale.

 

Oscar Castillo è nato a Caracas, in Venezuela nel 1981. Dopo aver studiato Psicologia presso l’Università Centrale del Venezuela, la sete di avventura lo ha portato presto a viaggiare. Per anni ha percorso molte strade in tutta Europa, finché la fotografia non l’ha ricondotto all’educazione formale a Barcellona, Spagna.

Il suo lavoro professionale come fotografo si è orientato verso tematiche sociali che trattano e promuovono idee di solidarietà, tolleranza e rispetto. Parallelamente al lavoro di fotografo ha sviluppato una passione per l’insegnamento, essendo la fotografia un importante strumento educativo, di inclusione e miglioramento sociale. Ha organizzato laboratori fotografici partecipativi con bambini provenienti da comunità emarginate del Messico, giovani dei campi di sfollati interni dopo il terremoto di Haiti o detenuti delle prigioni venezuelane. Ha anche insegnato in programmi educativi formali in Colombia, Argentina, e Venezuela, tra gli altri.

I suoi reportages sono stati pubblicati su TIME Magazine, New York Times, International NYT, Neue Zürcher Zeitung, Slate Magazine, Foreign Policy, L.A. Times, Der Spiegel, Internazionale, LFI Leica Magazine, La Vie Magazine, Days Japan e altre importanti pubblicazioni internazionali. Ha vinto due Grant della Magnum Foundation nel 2014 e 2016 rispettivamente per il suo lavoro sul Venezuela e per la sua ricerca sulla situazione dell’Islam in Francia.