FESTIVAL 2014

Respiri di coraggio

“Respiri di coraggio” secondo Ermanno Bencivenga

Vivere trattenendo il respiro, oppure…

Vivere trattenendo il respiro. Incontrando il nostro prossimo, l’altro, l’estraneo, gonfi di paura e di sospetto; isolandoci dal suo contatto; ciechi ai suoi segnali, sordi alle sue parole, insensibili alle sue vicende, al suo dolore e alla sua gioia, al suo bisogno e ai suoi doni. Evitando di riscaldarlo con il nostro fiato, di accompagnarlo con il nostro aroma, che teniamo al sicuro nella fortezza del nostro petto, non esalando, non concedendo, non comunicando. Vittime di una purezza, di un distacco che ci proteggono e ci avvelenano, come l’aria che circola quando in automobile chiudiamo la ventilazione e rimaniamo soli con i nostri miasmi.

Oppure vivere respirando a fondo, in uno spazio comune. Con il coraggio di questa respirazione a viso aperto: occhi che si cercano, si ammiccano, si sorridono. Mani che si stringono per scalare cime insieme, per rimanere insieme senza fiato, per ritrovare il fiato insieme. Braccia che si aiutano nel costruire un mondo, una città, non nel difendere una rocca; che in quel mondo trovano idee, sentimenti e progetti mai prima contemplati. Perché non hanno avuto paura di ascoltarli, di sentire il respiro dell’altro modularsi in una storia, in una proposta, in un canto.

La scelta è nostra: è la scelta fra serrare il cuore e allargarlo. Fra la desolazione di un animo sconfitto dal suo terrore e l’allegria della solidarietà, della compagnia, dell’amicizia.

Ermanno Bencivenga

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